la città dei panini perduti
Sono stata a Bergamo due giorni e ho avuto il piacere di consumare, tra le altre cose, due panini, presi in due momenti differenti in due posti diversi, entrambi in avanzato stato di decomposizione. Il primo doveva essere la mia appetitosa merendina, occhieggiava dalla vetrina di un posto fighetto vegetariano del centro. Verdure grigliate e formaggio. La signora me lo scalda, intanto io sfoglio l’Eco di Bergamo, parlano di Yara Gambirasio, nuovi sviluppi, me ne ero dimenticata, è vero che Brembate di Sopra è qui vicino. Passeggiando in centro, qualche mezz’ora più tardi, noterò che in una delle vie c’è una gioielleria Gambirasio e, poco distante, un’ottica Tironi, il cognome del supertestimone. Che coincidenza. Ma al momento sono al tavolo con sotto l’Eco di Bergamo come tovaglietta. La signora mi porta il panino, lo addento, un alito nauseabondo mi arriva alle narici. Marcio, è marcio. Lo annuso. Lo faccio annusare alle altre due. Marcio, è marcio. Glielo riporto, mi sa che le verdure sono un po’ acide, ecco. La signora mi chiede se voglio qualcos’altro, ma no grazie, mi viene da vomitare, già immagino quel boccone virulento che vaga per le mie viscere cercando di infettare gli organi interni. Mi ridanno i soldi.
Ieri ero alla stazione, ci aspetta un viaggione di ritorno lunghissimo, fermiamoci a mangiare un panino. Il bar della stazione è chiuso, poco male, ce n’è uno vicino, fuori la lavagnetta dice: Panini! Prosciutto e formaggio! Speck e funghi! Tonno e maionese! Entro baldanzosa. Dietro il bancone c’è un cinese e nessuna vetrinetta con i panini. Chiedo: ce li avete i panini? Lui chiede a sua moglie. Sua moglie arriva e dice agitando le manine: panini finiti, ma c’è piadina e focaccia, faccio io fresco. La piadina qui no, dai. Opto per la focaccia prosciutto e formaggio. Fa lei fresca. Aspettiamo qualche minuto. Arriva la focaccia, ha un bell’aspetto ed è gigante. Sono felice. Ne stacco un pezzo e lo mordo. Un sapore fetido, di pelo di cane bagnato, mi schiaccia le papille gustative come fosse un foglio di pluriball. Tossisco. Getto il panino con sdegno sul piattino. Butto giù tutta la coca cola. Annuso il panino, lo sventro. Il prosciutto cotto è quasi rosso e c’è una patacca di formaggio giallo sciolto sul lato superiore. Non so quale dei due elementi puzzi di più, ma quel prosciutto probabilmente ha più anni di me. Pago, scappiamo che c’è il treno. Vomito in uno dei bagni del Frecciabianca Milano Bari, un’esperienza che definirei di rara bellezza.







